Lettera del presidente AIRC e FIRC

AIRC - avvocato Torriani, MIlano 14/04/2014

Ero in treno per Roma. Il signore accanto a me, vedendomi leggere documenti di AIRC e la sua Fondazione, mi disse di aver sentito del cinquantesimo anniversario dell’Associazione e mi chiese di raccontargli la nostra esperienza. Iniziai a elencare i numeri dell’organizzazione: 800.000 soci, 4 milioni e mezzo di sostenitori,
ventimila volontari, milioni di persone che con le cure ricevute sono riuscite a superare la malattia, 17 Comitati Regionali, oltre 1 miliardo e 100 milioni di euro di finanziamenti alla ricerca
oncologica e 60 milioni di euro per borse di formazione per giovani, dal 1965 ad oggi e, nel solo 2015, 615 nuovi progetti di ricerca e oltre 104 milioni di euro erogati per finanziarli. Descrissi poi i passi avanti realizzati nel corso di questi anni nella cura, nella diagnosi e nella prevenzione del cancro: l’esponenziale aumento della conoscenza, grazie alla strada imboccata con la rivoluzione genomica, evidenzia come la cura del cancro sia un’attività molto complessa, ma anche sempre più mirata ed efficace. Questa relazione al mio fortuito interlocutore mi ha portato a riflettere sul futuro. In questi ultimi anni la collaborazione fra gli scienziati di tutto il mondo è più stretta e sempre più indispensabile. La spinta all’unione delle forze è venuta dalla grande rivoluzione tecnologica
che ha interessato il settore dell’oncologia e della ricerca molecolare.
I costi degli studi sono cresciuti notevolmente e tante nuove professionalità si sono affacciate al mondo della ricerca,
che richiede ormai un approccio multidisciplinare: scienziati e clinici sono stati affiancati da ingegneri, informatici, statistici, matematici
e moltissime altre competenze che lavorano insieme per un obiettivo comune. La situazione italiana è molto in affanno:
mancano le risorse economiche e le expertise professionali sono oggi ancora insufficienti.

La scuola italiana di oncologia, con i suoi 5.000 scienziati e i tanti clinici, è molto considerata e apprezzata nel mondo. Questa schiera di ricercatori ha potuto formarsi grazie ai finanziamenti di AIRC e FIRC che, nel corso degli anni, hanno assicurato continuità al sostegno e trasparenza nei criteri selettivi.

Ma le nostre risorse sono piccole se paragonate con quelle di altri attori europei. AIRC ha un notevole supporto in Italia, tuttavia dispone di risorse otto volte inferiori a quelle, ad esempio, dell’omologa organizzazione no profit inglese, Cancer Research UK. Eppure in questo momento stiamo attivando collaborazioni con loro e con altri centri europei, americani, indiani,
giapponesi e cinesi.

Per non soccombere, per assicurare a ricercatori e clinici di continuare a formarsi e ad affermarsi in Italia, nelle nostre università, nei nostri ospedali pubblici e privati, nei nostri
centri di ricerca, abbiamo bisogno di uno sforzo collettivo ampio, condiviso e forte.

Non ci sottrarremo a questa sfida, ci impegneremo sempre di più nelle nostre campagne di raccolta fondi, di promozione e informazione sullo stato della ricerca nel nostro Paese. Ma abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, istituzioni pubbliche comprese.

La scuola italiana di oncologia è una nostra grande ricchezza: non possiamo perderla.

Pier Giuseppe Torrani