Letter from the scientific director of AIRC

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Il bando 2014 ha visto crescere il numero delle richieste di finanziamento in tutte le tipologie previste: quasi il 40 per cento in più dell’anno precedente. Ciò significa che ai nostri bandi rispondono sempre più scienziati, giovani o già affermati, che cercano fondi per la propria attivi-
tà. Da un lato è un segno positivo: la ricerca biomedica italiana è attiva, e sempre più ricercatori vedono in AIRC un’agenzia seria e meritocratica a cui rivolgersi per sottoporre il proprio progetto. L’incremento è però anche il segno della crisi sempre più profonda del finanziamento pubblico, in tutte le aree della ricerca, e dell’affanno dei ricercatori alla ricerca di fondi.

 

 

Quindi, oggi più che mai AIRC è fondamentale per il nostro Paese: da Nord a Sud tutta la migliore ricerca oncologica può contare su un sostegno solido, continuo e basato sulla valutazione del merito.

Nel solo 2014, AIRC ha deliberato 575 progetti. I ricercatori al lavoro sono circa 5000 e svolgono la loro attività in 122 diverse istituzioni distribuite su tutto il territorio.

Oggi, come nei primi anni del suo operato, la forza di AIRC consiste nel contribuire allo sviluppo della ricerca sul cancro adattando le proprie strutture ai cambiamenti che lei stessa aveva indotto: è così che dai primi network di ricercatori, incoraggiati dalla lungimirante guida del presidente AIRC Guido Venosta, si è arrivati alla grande rete attuale, con migliaia di scienziati selezionati attraverso un processo codificato e degno delle migliori istituzioni internazionali.

AIRC ha vissuto, contribuendovi con generosità, un periodo glorioso della ricerca medica. Cinquant’anni fa chi si ammalava di cancro sapeva di avere i giorni contati nella grande maggioranza dei casi: oggi molti pazienti vengono curati con successo e la diagnosi può essere accolta con speranza e fiducia nelle possibilità di battere la malattia.

Molto ancora però resta da fare: ogni giorno in Italia vengono, infatti, diagnosticati 1.000 nuovi casi di cancro e circa 2.900.000 persone convivono con una precedente diagnosi di tumore. È quindi indispensabile che il lavoro dei ricercatori possa procedere senza sosta.

Maria Ines Colnaghi